UN PRIMO TIMIDO TENTATIVO

Venerdì ventinove agosto, Fra Pierluigi da Bettola si reca alla festa nazionale dell'Unità - che quest'anno si tiene a Bologna - per partecipare ad un dibattito moderato da Massimo Giannini, vicedirettore del quotidiano La Repubblica.
Il personaggio non è certamente un trascinatore di folle, ed anche in questo caso non rinuncia al suo modo di essere; detto questo, però, è innegabile come questa sia la prima volta in cui qualcuno - e non uno a caso, l'ex segretario del Partito (sedicente) Democratico - osa criticare colui che fa l'autocrate sia nel suo partito sia nei riguradi del governo del Paese.
"Io mi sarei dimesso da capo-partito", tuona il predicatore piacentino, ed aggiunge: "Matteo sa rilanciare la fiducia. Ma bisogna evitare un effetto disillusione, bisogna accorciare la forbice (ma - per amore della lingua italiana - sarebbe meglio se tendesse a chiudersi, n.d.r.) tra attese e realtà".
Come a dire: "Attento, Don Matteo: gli italiani sperano in te, ma i continui annunci - non seguiti da alcun atto concreto, i famigerati decreti attuativi - rischiano di mandare tutto a pallino".
Ma la stoccata più incisiva al suo successore, il chierico emiliano la sferra poco dopo, quando ammette: "Ho un difetto: non so dire che gli asini volano. Al massimo potrei dire che lo fanno basso basso".
Fin qui è la parte assolutamente condivisibile dell'intervento del personaggio intorno al quale è costruito questo pezzo: peccato che le parole con le quali non si può che essere d'accordo finiscano qui.
Appena il moderatore tocca due tasti scomodi, ecco che cambia tutto; richiesto di un parere sulle controriforme del Senato della Repubblica e della Giustizia, l'ex superiore del monastero romano di via Sant'Andrea delle Fratte 16 risponde a monosillabi, per immediatamente deviare il discorso su un altro tema: quello della legge elettorale e delle preferenze.
Verrebbe da chiedersi cosa mai possa entrarci la legge elettorale con la Giustizia: appare però sufficientemente chiaro che, il tentativo di cambiare discorso, sottintende la difficoltà di esprimersi apertamente in pieno contrasto con la linea ufficiale dettata dall'Ebetino Toscano.
Insomma: un primo timidissimo tentativo, da parte dell'area socialdemocratica del Partito (sedicente) Democratico, di rialzare la testa sembra finalmente esserci; comunque troppo poco, e forse troppo tardi, per spaventare l'Autocrate Fiorentino.


Genova, 1° settembre 2014

Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova

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